TUTTO NASCE DALLE
PELLE…
La
pelle è l’organo di senso più esteso del corpo e il più
importante per lo sviluppo del sé. Sin dall’inizio il bambino
percepisce e conosce il mondo attraverso la pelle: il modo in cui viene
toccato e tenuto in braccio è all’inizio un’esperienza totale.
La pelle, come risulta da numerosi studi ad orientamento psicodinamico,
costituisce una struttura con significati determinanti nella formazione
psicologica dell’individuo sin dalle prime fasi della sua evoluzione.
Infatti tutto il mondo delle sensazioni originato dalla pelle viene
rielaborato dalla mente: le sensazioni diventano percezioni, emozioni e
sentimenti. La pelle è dunque al centro di meccanismi psicosomatici e
somatopsichici fondamentali. La pelle protegge, contiene, limita e
contemporaneamente permette il contatto con gli altri, accoglie
un’infinità di stimoli e risponde.
La modificazione e la sensibilizzazione della pelle attraverso il contatto
corporeo influenzano meccanismi e modificazioni psicologiche e
comportamentali molto importanti.
Insieme al cervello, la pelle è pertanto il più importante e complesso
dei sistemi di tutti i nostri organi. Anche la psicologia infantile
colloca lo sviluppo della mente e del pensiero già nel primo anno di vita
e la pelle è l’organo principale attraverso il quale ciò avviene.
Il senso del tatto è infatti il primo sistema sensorio che è diventato
poi funzionale in tutte le specie.
AUTORI
Nella sua teoria dello
sviluppo emozionale del neonato, D. Winnicott (1973) sottolinea
l’importanza del contatto fisico per lo sviluppo della persona; nel
bambino cure fisiche e cure psicologiche sono strettamente collegate, le
cure che il bambino riceve, per quanto sembrino riguardare unicamente i
suoi bisogni fisici, in realtà appagano anche i suoi bisogni psico-
affettivi.
Winnicott sostiene inoltre che il “maneggiare” il bambino e il suo
corpo siano processi fondamentali nel processo di “attaccamento” e di
formazione del suo “sé”.
A questo proposito anche Bowlby (1958) sottolinea l’importanza
del contatto fisico tra bimbo e caregiver (chi si prende cura del
bambino), con questa affermazione: “dire che un bambino è attaccato a,
o dire che ha un attaccamento con, equivale a dire che egli è fortemente
predisposto a ricercare la vicinanza e il contatto con una specifica
figura di attaccamento e fa ciò in particolari situazioni, più
specificamente quando si senta angosciato, spaventato, stanco o malato
(“the nature of the Child’s tie to his mother,
1958”
).
Secondo l’autore, nel patrimonio genetico del neonato, si trovano
risposte istintuali che si sviluppano nel corso del primo anno di vita,
come il succhiare, l’aggrapparsi, il seguire, il sorridere e il
piangere, e che si organizzano nel comportamento di attaccamento diretto
ad una specifica figura materna. Il piangere e il sorridere vengono
utilizzati dal bambino per evocare le risposte della madre, mentre il
succhiare, il seguire e l’aggrapparsi vengono usate dall’infante per
ottenere e mantenere il contatto e la vicinanza con la figura di
attaccamento.
Questi schemi comportamentali si integrano progressivamente e danno
origine al comportamento di attaccamento, che si manifesta maggiormente
durante la prima infanzia, e che può riemergere in caso di difficoltà
lungo tutto il ciclo della vita.
RICERCHE
Nuovi strumenti per la
ricerca sul cervello, come ad esempio le tecniche di brain imaging, hanno
permesso agli neuroscienziati di constatare che, non soltanto lo sviluppo
del neonato ha luogo nel contesto di una relazione di cura (Siegel 1998),
ma che addirittura, sin dalla vita intra- uterina, anche la qualità del
processo di sviluppo del cervello è influenzato da condizioni ambientali
(nutrimento, cura, stimolazione).
È ormai chiaro che la qualità del rapporto neonato- madre (o chi ne fa
le veci) dipende dal rapporto tra natura (bagaglio genetico) e nutrimento
(qualità del rapporto).
Il modo in cui il caregiver media il rapporto con l’ambiente, non
influisce soltanto sul processo di sviluppo, ma anche direttamente sulla
formazione di vie neurali e di strutture di neuro- connettività nel
cervello (Shore 1997).
Il sistema neurale, che è alla base del funzionamento emozionale,
comportamentale, cognitivo, sociale e fisiologico, dipende dalla capacità
del cervello di organizzare e dare significato alle esperienze della prima
infanzia (Bleiberg, 1995); pertanto il cervello umano è costruito
socialmente.
Il bisogno di un attaccamento forte, quando viene soddisfatto, quindi, non
soltanto promuove uno sviluppo sano, ma sembra avere una funzione
biologica protettiva di “immunizzazione” del bambino, fino ad un certo
grado, contro gli effetti negativi di successive esperienze di stress e
trauma (Gunnar, 1996; Shore, 1997).
Dopo sei mesi di vita intra- uterina, le cellule nervose sono al loro
posto nel cervello, ma al momento della nascita il cervello è incompiuto.
La capacità di elaborare informazione dipende dal numero delle sinapsi
che si formeranno grazie alle esperienze (percezione), della qualità dei
processi inter-relazionali e del rapporto bambino caregiver.
Le prime esperienze influiscono profondamente sulla formazione delle
strutture cerebrali e modellano il modo in cui una persona apprende,
pensa, ricerca e da contatto, e si comporta per il resto della sua vita.
Pertanto nell’ambito della relazione di attaccamento, l’adulto offre
la sua disponibilità affettiva ed emotiva, mentre il bambino può
ricercare la vicinanza, il contatto fisico o conforto, quando ne sente la
necessità.
LO SVILUPPO
La relazione
instaurata dal bambino con la madre e le altre figure di riferimento avrà
una grande influenza sul suo futuro sviluppo, poiché questo legame
costituisce il prototipo sul quale verranno costruite le relazioni future
significative.
Il contatto ha pertanto un’importanza fondamentale durante tutto
l’arco di vita della persona. La carenza di contatto instaura processi
psicologici e fisiologici che bloccano la persona: a livello somatico,
questo processo mancato, del tutto o in parte, si codifica con il tempo
nel corpo in contrazioni muscolari, posture errate, ispessimento del
connettivo.
La somma delle emozioni represse (compresse)formano nel corpo una
struttura che non offre la possibilità agli esseri umani di essere liberi
e vivere pienamente il fluire delle proprie emozioni.
Numerosi studi compiuti in questi ultimi anni hanno messo in evidenza che
forme di contatto semplice come il toccare, l’accarezzare,
l’abbracciare, sono di fondamentale importanza nello sviluppo
psicofisico della persona, lungo tutto l’arco della sua vita, per farle
vivere un benessere emotivo completo e libero da schemi emozionali
codificati.
Il contatto e la carezza possono avere effetti positivi a livello
emozionale e viscerale sul nostro corpo. Quando la persona si sente
accarezzata si rinforza in lei il sentimento di autostima e valorizza il
suo corpo come qualcosa piacevole, capace di risvegliare il senso del
piacere.
Nell’aspetto organico si attuano insieme con il desiderio e il piacere,
una serie di processi neuroendocrini importanti per il buon funzionamento
del corpo stesso.
Anche la moderna ricerca in neurobiologia conferma gli effetti positivi
del tatto sul sistema immunitario e quindi sulla salute.
Dalle recenti scoperte su cervello risulta che molte parti del sistema
dell’intelligenza siano situate fuori dalla testa. Fino a qualche anno
fa si pensava che il sistema limbico, che media le emozioni, risiedesse
solo nel cervello. Candance Pert (National Institute of Mental Health) ha
scoperto che esiste un network di comunicazione di neuropeptidi (molecole
messaggere di emozioni), che si muovono attraverso i fluidi del corpo dal
cervello verso il corpo, e viceversa, unendo i tre sistemi principali
(nervoso, endocrino e immunitario) in un unico grande sistema intelligente
di comunicazione.
La Pert
ha scoperto che le cellule del sistema immunitario che si muovono
attraverso tutto il corpo, possono ricevere neuropeptidi e li possono
anche produrre; possono anche produrre endorfine (oppiacei), le naturali
molecole della comunicazione e dell’amore. Vi sono particolari punti del
corpo che presentano un’alta concentrazione di neuropeptidi e agenti
chimici.
Queste zone hanno una distribuzione anatomica a macchie nel corpo, e
attraverso la stimolazione tattile, i neuropeptidi attivati
invierebbero messaggi all’ipotalamo e al sistema immunitario, che a loro
volta avvierebbero i processi di guarigione, stimolerebbero l’aumento di
peso, regolerebbero il sonno e le funzioni respiratorie.
È quindi scientificamente accertato che le esperienze sensoriali che
piacciono al bambino, così come all’adulto, capaci di tranquillizzarlo,
di stimolarlo o di nutrirlo emotivamente, quali l’avvicinamento al petto
della madre, le carezze, il massaggio, l’ascolto di suoni rilassanti e
qualsiasi fattore possa sollecitare emozioni piacevoli, metterebbero in
moto il sistema limbico avviando la connessione ciclica fra il sistema
endocrino e quello immunitario, creando le condizioni per uno stato
ottimale di autoregolazione della salute fisica ed emotiva.
IL
MASSAGGIO BIOENERGETICO DOLCE
Il “contatto
bioenergetico”tra due esseri umani è un processo ritmico, pulsatorio di
tensione e scarica, come W. Reich, “padre” della Bioenergetica, lo ha
descritto.
Tutte le emozioni hanno questo ritmo: l’allattamento, l’amore, la
gioia, la rabbia, il pianto e così via.
Eva Reich, figlia di Wilhelm, sostiene che prima del “massaggio a
farfalla”, lo ha chiamato così perché è leggero come il tocco d’ala
di una farfalla, la pelle del bambino ha desiderio del contatto con la
madre, lo desidera ardentemente.
Nel contatto, la pelle di entrambi si carica energeticamente e un senso di
benessere pervade entrambi.
Poi il piccolo si sazia e, felicemente rilassato, si abbandona alle mani
della madre, roseo, caldo, luminoso.
Eva Reich chiama questo stato glow
and flow (ardere e fluire) ed è sinonimo di salute.
Quando tra i due l’energia fluisce e pulsa in un dialogo di glow and flow, senza parole, la loro salute si autoregola: “tu
senti me, io sento te: noi due ci apparteniamo”.
In un continuum di esperienze filogenetiche, il bambino tutt altro che
passivo, sa stimolare la madre a rispondere ai suoi messaggi e si aspetta
che siano ascoltati.
La madre, con un senso infinitamente raffinato,
sente dentro di sé l’unica risposta “giusta”, risponde e gioisce
del feedback che si crea con il bambino.
Questo dialogo energetico, bonding,
è il filo con il quale il bambino tesse il suo Sé nel mondo. Il bonding, dice Eva Reich, è un processo di equilibri energetici su
cui si può lavorare bioenergeticamente e curare.
Così come gli animali leccano i loro cuccioli, allo stesso modo il
neonato accarezzato in tutto il corpo attiva le sue funzioni vitali. Egli
apprende attraverso la pelle; milioni di terminazioni nervose nella pelle
mandano messaggi al cervello limbico dove le sensazioni vengono
elaborate,durante il primo anno di vita, in sentimenti, immagini, pensieri
e parole.
Nei primi giorni e nelle prime settimane di vita, in contatto con la
madre, il bambino crea un sistema di risposte affettive –motorie, una
specie di grammatica comportamentale, che è alla base della formazione
del senso del Sé.
Lo sviluppo nei periodi successivi dipende da
questo primo periodo.
dott.ssa Laura Rausa
cell. 349/6148188
laurarausa@yahoo.it
Centro Mandàla per il
Benessere Psico-Corporeo
Orvieto