Sappiamo per
esperienza diretta che i sentimenti, gli stati d’animo e le emozioni
sono in grado di influire sulla nostra vita, sul nostro comportamento e
sulla nostra salute psico-fisica. Le emozioni, infatti, hanno una funzione
di mediazione tra le esigenze ambientali e le esigenze individuali: come
una bussola esse ci aiutano a comprendere il mondo in cui viviamo e a
muoverci fluidamente in relazione al contesto. Le risposte emozionali sono
caratterizzate nell’uomo sia da indicatori verbali, che si esprimono
attraverso il linguaggio (conversazione e scrittura), che da indicatori
non verbali, come il movimento del corpo, la postura e la mimica facciale.
Siamo ad esempio immediatamente in grado di riconoscere una persona molto
spaventata osservando le sue spalle alzate, il blocco del respiro in fase
inspiratoria, gli occhi sbarrati, la bocca aperta e l’arretramento
indietro del busto.
Possiamo
utilizzare un semplice esempio per comprendere le varie componenti delle
risposte emotive.
Se incontriamo
un leone per strada, la paura che proviamo si riflette nel nostro
organismo in aumento del battito cardiaco, tensione muscolare, rilascio di
endorfine e molte altre reazioni di tipo biochimico (componente
fisiologica). La paura ci spinge a chiederci come mai un leone giri
indisturbato per strada e a valutare immediatamente il da farsi: di solito
scegliamo tra le due possibilità attacco/fuga (componente cognitiva).
Possiamo sentire la nostra paura ed esserne consapevoli (componente
soggettiva). A livello espressivo-motorio potremmo urlare o iniziare a
correre (componente espressivo-motoria). Infine possiamo trovare una
strategia per evitare di essere sbranati anche in futuro, magari evitando
di ripercorrere quella strada “felina”! (componente motivazionale). Le
emozioni, dunque, oltre ad essere il sale della nostra vita, a colorare
affettivamente ciò che viviamo, costituiscono una componente fondamentale
per la sopravvivenza, l’evoluzione e soprattutto per la qualità della
nostra vita.
Sappiamo che il
diabete è una condizione molto sensibile all'emotività e agli stati
d'animo, in quanto esiste una stretta connessione funzionale tra sistema
endocrino e sistema limbico, detto anche paleoencefalo o "cervello
affettivo". Ad esempio, la calma interiore e il benessere emotivo
stabilizzano la glicemia e facilitano il controllo del diabete. Viceversa,
l'apprensione, l'inquietudine o l'ansia sono generalmente accompagnati
dalla liberazione di ormoni, come adrenalina o cortisolo, che ostacolano
l'ormone insulina, il quale non potendo agire liberamente nel far passare
lo zucchero dal sangue alle cellule, determina una condizione di
iperglicemia. Anche la paura e l’ansia anticipatoria legata
all’insorgere di crisi ipoglicemiche, può innescare un circolo vizioso
a danno dell'equilibrio metabolico e somatico.
È quindi molto
importante porre attenzione agli eventi stressanti, agli stati d'animo e
alla propria emotività per un migliore autocontrollo del diabete.
Sappiamo che l'insorgenza del diabete comporta un grave stress. Ci si
trova a doversi improvvisamente confrontare più da vicino, rispetto a chi
non ha il diabete, con il pensiero di eventuali future patologie, con
l'idea che la propria vita dipenda da un farmaco; si percepisce che la
libertà di azione ha dei limiti maggiori rispetto a coloro che non hanno
il diabete. Ecco perché l’educazione sanitaria e il supporto
psicologico sono strumenti utilissimi per promuovere una buona qualità
della vita nella malattia. In particolare possiamo rendere i pazienti
capaci di auto-gestirsi, in maniera che si sentano e siano realmente
competenti nella gestione della malattia, sia da un punto di vista
comportamentale (misurazioni glicemiche, controlli, insulina), che da un
punto di vista di gestione delle emozioni legate al diabete.
Ci sembra
interessante, ai fini del nostro discorso, prendere in considerazione il
concetto di intelligenza emotiva, introdotto da Salovey e Mayer (1990) e
riproposto da Goleman (1995). Questo costrutto sottolinea l’esistenza di
un’abilità emotiva che permette a molti individui di sapersi muovere
con successo, di vivere meglio e spesso più a lungo. Gli ambiti in cui
questa abilità emotiva si esplicano sono:
1.
la conoscenza delle proprie emozioni, cioè la capacità di
essere auto consapevoli e di sapersi osservare
2.
il controllo e la regolazione delle proprie emozioni (la
possibilità di evitare il cosiddetto “sequestro emotivo”, ovvero di
essere dominato dalle emozioni)
3.
la capacità di sapersi motivare (predisporre piani e scopi,
tollerare le frustrazioni e posporre le gratificazioni)
4.
il riconoscimento delle emozioni altrui (empatia)
5.
la gestione delle relazioni sociali fra individui e nel
gruppo (capacità di leadership, di negoziazione, ecc.)
L’intelligenza
emotiva gioca un ruolo fondamentale e trasversale per quanto riguarda la
qualità della nostra vita e della nostra salute. La ricchezza dei vissuti
emotivi e la capacità di esprimere e gestire le emozioni sono fattori
importanti sia per la salute individuale che a livello relazionale, e nel
diabete rappresentano una componente essenziale per la gestione della
malattia.
Ad esempio, il
forte stress legato al periodo della diagnosi di diabete provoca in ogni
persona emozioni e sentimenti differenti, che in alcuni casi possono
sfociare in vissuti di disperazione o nella negazione delle emozioni
stesse. A volte per il paziente non è facile accettare di dover convivere
con il diabete, per via delle difficoltà relazionali che la gestione
della malattia comporta. Può essere difficile comunicare con il partner,
con gli amici e i parenti, così come può risultare difficile accettare
il proprio corpo o chiedere aiuto in alcune circostanze, e così via.
Tutti gli studi sull’argomento concordano nel dire che uno dei fattori
che più influiscono sull'andamento glicemico è l'atteggiamento con cui
il paziente vive il proprio diabete.
L’Associazione
Diabete Orvieto, nell’intento di promuovere la qualità della vita dei
propri iscritti, favorire l’integrazione corpo-mente e lo sviluppo
dell’intelligenza emotiva, si è fatta promotrice di un progetto
intitolato “Corpo Amico” che partirà nei prossimi mesi e sarà
condotto dal dott.
Roberto Ausilio
, Psicologo dello Sport e delle Attività Motorie, e dal dott. Francesco
Trentavizi, Kinesiologo. Il progetto, in linea con quanto illustrato
finora, si propone di migliorare la qualità della vita dei pazienti
diabetici da un punto di vista psico-corporeo.
In particolare
intendiamo migliorare la capacità di percepire se stessi in maniera
piacevole, sia a livello fisico che emotivo e psicologico. Siamo certi che
una migliore percezione del proprio sé corporeo è alla base
dell’instaurarsi di stili di vita naturali e orientati al benessere, e
che questa nuova consapevolezza sia determinante per la gestione del
diabete, sia da un punto di vista emotivo, che comportamentale e
fisiologico. “Corpo Amico” consiste in una serie di incontri di
gruppo, impostati secondo i metodi della Bioenergetica e della
Kinesiologia, che mirano a promuovere una migliore conoscenza del proprio
corpo per arrivare alla gestione efficace delle proprie emozioni.
Lavorando sulla migliore percezione di sé e dei propri vissuti, vogliamo
integrare corpo-mente ed emozioni, in modo da migliorare l’autostima e
l’autoefficacia, cioè la possibilità di sentirsi competenti e capaci
di condurre una vita piacevole. Il progetto intende anche favorire lo
scambio e il confronto emotivo tra persone che vivono una situazione
analoga, in modo da rendere il gruppo una risorsa supportiva, in grado di
migliorare l’umore e rendere i pazienti maggiormente competenti nella
gestione del diabete.
Il progetto,
supervisionato dal dott. Massimo Bracaccia e che si avvale del supporto
scientifico del Prof. De Feo dell’Università di Perugia, sarà
opportunamente valutato nei suoi risultati sia da un punto di vista
psicologico, emotivo e relazionale, che clinico e fisiologico.
dott.
Roberto Ausilio
Psicologo
Comitato Scientifico A.D.O.
cell.
328/4645207
roberto@ausilio.org